Sepulveda è volato via con un po’ di Piemonte nel cuore

Lo scrittore cileno  Luis Sepulveda è morto per coronavirus a Oviedo. Aveva 70 anni.

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Ci piace sottolineare come in diverse occasioni fu ospite di evnti letterari nella nostra regione e non nascose la sua ammirazione soprattutto  per i paesaggi dei nostri laghi.

La sua ultima trasferta “piemontese” risale  al 10 maggio del 2019, ovviamente al Salone del Libro di Torino.

In quella occasione ha presentato, davanti a centinaia di bambini, la sua ultima favola, intitolata “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”(Guanda). Il racconto è ambientato in Patagonia: «Ho sempre sentito un fascino enorme per le balene – ha detto –, questi animali mitici e misteriosi, pacifici, ma che sono in pericolo perché cacciati dall’uomo». In questo libro la grande balena bianca veste il ruolo di protettrice del mare dai forestieri che con le navi portano via ogni cosa, senza rispetto.

Molte altre, però, erano state in precedenza, le apparizioni di Sepulveda nella nostra regione.

Lo ricorda, intervistato da Lastampa.it,  l’editore di Interlinea, e direttore del festival Scrittori&giovani Roberto Cicala: ” «Questo lago è molto poetico e mi ricorda un lago del mio Cile a me caro, perché ricco di foreste intorno e anch’esso denso di storie e magie» dichiarò lo scrittore cileno dimostrando grande interesse per poeti e scrittori che l’avevano preceduto su quelle rive. L’aveva incuriosito e divertito soprattutto la leggenda di draghi e mostri del lago che Sebastiano Vassalli narra in “Il mio Piemonte” .

Era il marzo 2006; Sepulveda tornò nel novarese anche nel 2008 ospite dell’Università del Piemonte Orientale e nel 2014 in Prefettura a Novara per ritirare l’Airone d’oro del premio alla carriera “Dante Graziosi Terra degli aironi”.

Al Salone del Libro di Torno del 2014 aveva poi presentato con Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e Terra madre, il libro scritto a 4 mani “Un’idea di felicità”.

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Proprio  con Petrini, nel novembre 2013, all’università di scienze gastronomiche di Pollenzo aveva incantato l’uditorio in occasione della presentazione del suo libro “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”.

Molto profonda, infatti era la comunanza di “sentire” che legava Sepulveda alla filosofia di Slow Food: “Affronto il tema della lentezza del vivere, del ritmo della vita, del recupero dei ritmi personali dell’umanità, del movimento. – ebbe a dire lo scrittore cileno proprio a Pollenzo – Non solo per gli animali… ma per tutta la società! Nel libro ( “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza) partecipo al diritto per la lentezza, io decido la direzione in cui mi muovo e il ritmo con cui devo arrivare”. “La lentezza non è trattenersi, è la non velocità… un Paese senza povertà, una vita degna, come primo passo verso una società felice”.

Per Sepulveda il Piemonte incarnava proprio questo spirito: il diritto alla libertà di godere di cose semplici, di piccole soddisfazioniche che, però,  hanno un grande valore.

Facciamone tesoro in questi giorni difficili.

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foto da: torinooggi.it