Ancora splendida Arte fra le antiche mura: «Boldini, De Nittis et Les Italiens de Paris» al Castello di Novara.

Quando sono uscito dalle mura del Castello di Novara, nell’aprile 2023, dopo aver visitato con appassionata attenzione la mostra L’arte della Milano da romantica a scapigliata, avevo gli occhi pieni di meraviglia. Ho scritto un articolo davvero entusiasta cercando di descrivere la bellezza delle opere, della loro presentazione e della loro stessa ambientazione…ero incantato da tanto incanto. Ed ero genuinamente contento che nell’autunno di quello stesso 2023 ci sarebbe stata un’altra inaugurazione, un’altra collettiva, questa volta dedicata appunto – e già il titolo metteva i brividi – a Boldini, De Nittis et Les Italiens de Paris.

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Ed eccomi qui, all’ingresso del Castello, con un laico fervore pieno di aspettative di bellezza, a quest’altra mostra altrettanto intrigante, sempre a cura di METS – Percorsi d’Arte – che durerà sino al 7 aprile. Ho ottime aspettative, vista la qualità eccelsa delle precedenti proposte novaresi. Aspettative del tutto felicemente confermate. Perché anche questa volta la qualità è di livello notevolissimo, sotto ogni punto di vista. Eccellente l’immenso catalogo di quasi 350 pagine, che sto sfogliando con ammirazione al momento della redazione di questo scritto. Che da pagina 88 in poi presenta, ad una ad una, tutte le opere esposte, con sulla sinistra il testo introduttivo alla singola opera e sulla destra una splendida riproduzione della stessa. E a leggerne anche solo una al giorno, si entra decisamente in ciascun dipinto con cognizione eccellente e si può imparare davvero moltissimo, ripassando con ancora più attenzione, se possibile, tutta la grande mostra. Per di più il libro inizia con una introduzione, assai esaustiva e ottimamente scritta,  di una cinquantina di pagine, a firma di Elisabetta Chiodini, che riprende il titolo della Mostra con il sottotitolo assai pertinente Storie di uomini e di quadri.

A questa introduzione generale segue, e molto l’ho apprezzata, perché tratta di un tema sul quale a volte si tende a svicolare, un’introduzione di Paul Nicholls, inerente alla questione economica dell’ambiente parigino, dal titolo esplicito: Gli artisti italiani e il mercato di Parigi. Mi sono soffermato un po’ sul catalogo perché portarselo a casa è davvero l’equivalente – beh, quasi – di portarsi a casa la mostra stessa, perché è completo, con bellissime riproduzioni delle opere esposte, e in più approfondisce le tematiche che vengono espresse in forma sintetica, ma non banale, nella pur notevole audioguida (QR-code scandito all’ingresso e in un attimo si ascolta sul cell la spiegazione non di tutte ma di diverse opere esposte). Insomma, una cura estrema e puntigliosa, che avevo già ben percepito ed ammirato nel catalogo dello scorso anno, ma che non avevo esplicitato tantissimo, ma credo valga invece la pena di mettere in risalto.

Ma poi, naturalmente, la Mostra. Con, ancora una volta, la disposizione riuscitissima delle opere in diverse aree tematiche, ciascuna sfruttando tanto la cronologia, che gli stili che si susseguono, magistralmente in concordanza con le stesse pitture parietali. In questo modo si percepisce un grande senso di armonia del tutto. Ma gli organizzatori hanno anche saputo esaltare, contemporaneamente, oltre ad un senso di koinè, la grande singolarità dei vari artisti e il loro confrontarsi con la realtà parigina, con le richieste del mercato, con l’esigenza di fama e buona ventura – anche economica – ciascuno a modo suo, ciascuno con le proprie caratteristiche artistiche.

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La prima area tematica è assolutamente esplicita: I pittori italiani alla conquista del mercato internazionale. Che allora era, appunto, soprattutto Parigi. E subito mi ha colpito molto I ragazzi del coro (traduco dal francese), una tela del 1870 di Mosè Bianchi. Si tratta di una rappresentazione assai naturalistica, di gusto narrativo, di una lezione di canto corale, con un insegnante al violino, un po’ buffo, di rosso vestito – evidente citazione del Vivaldi, prete rosso, con un bel porro sulla guancia, che ha difronte un gruppetto di ragazzi, tre dei quali sembrano assai poco interessati alla lezione. Un’opera notevole che mi ha strappato un divertito sorriso. Alla quale seguono altre opere, di vario valore, tutte di tipo naturalistico e a volte anche assai spettacolare. Naturalmente non posso descrivervele tutte, sennò questo articolo durerebbe decisamente troppo, ma lasciatemi citare due leziosissimi Boldini, opere assai diverse da quelle del periodo maturo. Ma quello che mi ha colpito per la sua spettacolarità, naturalistica fin che si vuole, ma davvero da Grand-Opéra del Mercato a Costantinopoli di Alberto Pasini, del 1874.

Il magistrale contrasto tra le varie parti dell’opera, ovvero la coloratissima folla in basso, la lussureggiante pianta a sinistra e l’architettura severa sulla destra,  nonché la città lontana, mi hanno fatto ricordare contemporaneamente i grandi capolavori rinascimentali e opere come Samson et Dalilà di Saint Saens. La stessa atmosfera che ritrovo nel bellissimo La Maddalena, di Domenico Morelli, del 1875, con quel tappeto lussuosissimo che sta sul portale e l’ammasso colorato della folla. Ma una parola non posso tralasciarla neppure per la coloratissima Processione in campagna del grande Telemaco Signorini, del 1878, che mi è parsa una vi di mezzo fra un naturalismo vivacissimo e un impressionismo che sta per arrivare.

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La seconda area tematica si intitola De Nittis e Boldini tête-à-tête. Ed è un confronto giocato su opere naturalistiche, fatte di grandi paesaggi, ma anche di scenette naturalistiche. La puntigliosità di tratto e coloristica del Boldini di In giardino, del 1873, a confronto con lo splendore di un cielo di nuvole e grano con papaveri dal titolo Nel grano, di De Nittis, dove le due figure femminili sembra stiano per venire assorbite dai colori del paesaggio.

Certo, c’è già in Boldini l’immensa capacità di far generare la luce dai corpi femminili, con nel magistrale Berthe esce per la passeggiata, dove la figura femminile non solo si amalgama in modo incredibilmente efficace con l’ambiante della casa da cui sta uscendo, ma sembra letteralmente illuminare di luce propria tutta la scena. Due artisti magistrali, il De Nittis che, fra donne che passeggiano con i cagnolini o fanno legioni di pattinaggio (e qui è straordinario De Nittis nel rendere protagonista del quadro il ghiaccio e la foschia) porta un senso di pace armoniosa e dalla luce radente. E il Boldini con l’eleganza incredibile di Berthe che legge il ventaglio, o de L’Amazzone sorridente, con cavallo e cagnolino che insegue, ma che porta anche  ad un dipinto che è la vitalità infantile fatta quadro: la Fanciulla con gatto nero, del 1985. Che meraviglia.

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Terza sezione dedicata ad Antonio Mancini – realtà e visione tra Napoli e Parigi. Qui Siamo veramente ad un naturalismo ritrattistico di altissimo livello, che però rappresenta anche il popolo, dallo Scolaretto visto di profilo, dallo sguardo serissimo e i capelli arruffati, alla figuretta della Figlia del mugnaio, ritratta in una situazione totalmente naturalistico-verista, alla luminosità incredibile de Le due bambole. Sino a quel capolavoro incredibile che è lo Scugnizzo con chitarra, del 1877, dove chitarra e personaggio si stagliano davanti ad un manifesto pubblicitario. Bellissima l’espressività del ragazzino svogliato, le dita abbandonate sulla chitarra, lo sguardo perso nel vuoto. E poi i grossi bottoni della giacca, che è di un verde scuro a lascia spazio alla luce bianchissima del colletto. Un tocco quasi seicentesco.

La sezione successiva – la quarta – è stata dedicata a Federico Zandomeneghi – un “breve soggiorno” lungo una vita. Il titolo della sezione allude al fatto che quello di Zandomeneghi doveva essere, a Parigi, un soggiorno di qualche settimana: in realtà vi rimase per il resto dei suoi giorni. Legandosi presto al gruppo impressionista. Siamo decisamente in ambito impressionistico nello strepitoso Coppia al caffè, con l’espressione da Pierrot Lunaire della donna che è veramente incredibile…ma che dire del magistrale gioco di sfumature luminose. così intense e vibranti, che è Il Violoncellista?. Ma poi  l’appartenenza a quel gruppo, in una fase decisamente matura, si vede chiaramente in un’opera come Le Moulin de la Galette, che certamente ricorda da vicino Toulouse Lautrec, con il valore aggiunto di quella strana bizzarria che è il palo in primo piano, aggiunto evidentemente a posteriori, che appare praticamente trasparente.

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La sessione 5 è dedicata a La vita cittadina. Parigi – Londra vis-a-vis. Qui trovo un’Opera di Boldini diversissima da quelle che siamo abituati ad ammirare: la quadrangolare Place Clichy. Mi impressiona come il Maestro abbia lasciato molto più spazio al cielo semi nuvoloso che alle case e ai palazzi. E sento un senso di spazialità che mi intriga moltissimo. Ma altrettanto magistrale è il fumo di Londra di Westminster di De Nittis, con un trionfo – nebbioso – di tutte le sfumature dei colori terrosi, come l’ocra, ma sempre riflessi nei grigi del fiume.

Molto intrigante la sezione successiva: Attimi rubati: l’universo privato. Una serie di nudi di diversi protagonisti. Quello incredibilmente dinamico di Boldini Dopo il bagno è un nudo magistrale, fra colori e oggetti incredibili. Ma mi piace anche molto il raffinatissimo Nudo di schiena di De Nittis.

La penultima sessione è dedicata a Vittorio Matteo Corcos e i primi passi nella Ville Lumiere. Siamo qui negli anni ’80 dell’800, siamo in un mondo dove la luce la si tratta in modo molto diverso da come si faceva 10 anni prima. Siamo in un verismo che costruisce ritratti splendidi dai colori densi e molto vividi. Basti vedere il bellissimo Ragazza in riva al lago, con un’immagine femminile che si staglia con immensa prepotenza visiva su uno sondo di sfumature di verdi, oppure la struttura triangolare dalle mille sfumature di nero, che contrasta magistralmente con i coloratissimi fiori e il bianco della cuffia fanciullesca, delle Istitutrici ai Campi Elisi.

Ed eccoci all’ottava e ultima sezione: Il ritratto mondano. Quindi Boldini, ma non solo. Beh, certo, le cose di Boldini sono stratosferiche. Giusto per non dire sempre dei suoi ritratti femminili, penso al Gentiluomo in avito da sera. Basta guardare la plastica posizione, lo sguardo, i magnifici contrasti tonali dell’insieme…un capolavoro! E che dire, poi di qual vortice di luce e oscurità che è La contessa Speranza? Eh, Boldini…che roba, vien da dire…ma poi l’occhio cade – la vedete sotto – sul Ritratto di Lina Cavalieri di Corcos: splendida femminilità su un palcoscenico d’opera…e si rimane estasiati.

Ma ho trovato magistrale il ritratto a mezzo busto della Contessa Clerici: un capolavoro dall’aspetto classico, dal fascino arcano e un poco misterioso. E questo è l’ultimo dipinto di cui vi parlo. Per gli altri davvero vi invito ad una visita diretta: non ve ne pentirete, E anche io  esco ancora una volta da questa mostra, dal Castello di Novara, con nel cuore e negli occhi il senso di grande meraviglia. E anche un senso di gratitudine per aver potuto godere di tanta bellezza. E una domanda. A quando la prossima?