Le strane amnesie nelle “celebrazioni” della figura dell’Avv. Aldo Rovito

Alessandria. La recente scomparsa dell’Avv. Aldo Rovito, storico esponente della destra alessandrina e torinese, ha suscitato, tra i commentatori e i politici alessandrini di ogni colore e ideologia, un unanime coro di elogi e commozione.
Rovito, sia in qualità di avvocato (con il quale ho avuto l’onore di iniziare la professione e dividere lo studio per lunghi anni) che di politico aveva, in effetti, saputo meritarsi la stima ed il rispetto di tutti per le sue doti di tolleranza, competenza, enorme cultura e amore per la nostra città.
Questo, però, non significa che non fosse persona e politico di grandissimo rigore morale e chiara appartenenza ideologica e politica.
A questo proposito, dopo la sua scomparsa, in molti hanno fatto riferimento alla sua adesione ideologica, storica e militante alla cosiddetta “destra sociale” come se si trattasse di una “destra socialista” in cui le idee si perdono, in cui destra e sinistra si confondono in una non meglio precisata militanza in favore di poveri, emarginati e migranti in genere.
Nulla di più falso.
Aldo Rovito è stato un uomo profondamente di destra, fieramente anticomunista, che aveva provato sulla sua pelle, con il vile attentato di cui era stato vittima nel 1975 a Torino, quale è il vero volto dell’estremismo rosso, intollerante e violento, perché figlio di una ideologia intollerante e violenta. Ma di questo episodio nessuno ha fatto cenno, stranamente. Oblio disinteressato o solo disinformazione?
Il suo senso di giustizia, il modo in cui interpretava la professione, la sua profonda umanità non ne hanno mai fatto venire meno il rigore culturale e ideologico.
E, a proposito di questo rigore e delle strane amnesie di questi giorni, ricordo anche un altro aspetto scomodo della sua personalità, cui nessuno ha fatto cenno.
Rovito è stato per lungo tempo Consigliere Comunale ad Alessandria, ma non è mai stato un uomo di potere, anche nei periodi in cui il centrodestra ha governato la città.
Nessuno se ne è ricordato, ma nella sua lunga militanza istituzionale gli erano stati ripetutamente offerti assessorati e altri posti di responsabilità e potere, ma aveva sempre rifiutato. Non gli interessavano le poltrone, la cariche, i finti onori: graniticamente fedele alle sue idee, coerente nell’intendere la politica come un servizio per la gente e tra la gente e non per se stesso o per il suo patrimonio.
Ne abbiamo parlato ancora l’ultima volta in cui ci siamo visti, commentando il triste spettacolo della politica alessandrina, ostaggio di personaggi la cui mancanza di coerenza, la cui spregiudicatezza, la cui mancanza di rispetto per gli elettori non potevano non disgustarlo profondamente.
Questi sono l’esempio e l’insegnamento che Aldo Rovito ci ha lasciato: coerenza, rigore morale, disinteresse. Qualcuno saprà farsene erede?
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(nell’immagine in alto: “Il Dardo” del 24.04.1975 commenta l’aggressione subita a Torino dall’Avv. Aldo Rovito)