Il giovane colore del pianismo romanticismo, nel concerto di Francesca Antonucci, a Novi Ligure

Un pomeriggio denso di emozioni e bellezza. domenica scorsa. a Novi Ligure. Una bellissima mostra, di Gianni Noli, di cui già vi ho detto in questo articolo: https://www.alessandria24.com/2025/04/02/larte-sorprendente-di-gianni-noli-fra-installazioni-video-materia-e-haiku-fuoco-e-intuizione-a-novi-ligure/ Ma anche, e qui ve ne darò dettaglio, un bel concerto, dove una giovane donna di 21 anni, Francesca Antonucci, ci ha donato perle di musica di quel periodo straordinariamente fecondo per la Storia della Musica, che è stato il primo romanticismo, con due dei sui massimi artisti, Schumann e Chopin…ma anche una sonata di Muzio Clementi che solo apparentemente appartiene al classicismo settecentesco, ma in realtà…Tutto ciò in quel luogo metafisico, ma dall’acustica magnifica che è la Collegiata – o l’oratorio – della Maddalena. Quel gruppo ligneo – e le altre statue – che rappresentano il Calvario e poi la Deposizione, oltre a fornire uno straordinario colpo d’occhio estetico, hanno creato una condizione fonoassorbente, direi casuale, o forse miracolosa, che dona all’ascolto un suono avvolgente, limpido eppure corposo. Un suono un po’ scuro, che tra l’altro si adatta magnificamente al programma musicale proposto da Francesca Antonucci.

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Ma tutto questo, come ho più volte detto, si è potuto realizzare grazie all’impegno dell’Associazione Novi Musica e Cultura, grazie alla sua anima più infaticabile e trainante, Patrizia Orsini, ma anche grazie alle Istituzioni di Novi, a cominciare dal Sindaco, Rocchino Muliere, sempre convintamente presente e fiancheggiatore delle iniziative culturali dell’Associazione. Domenica era sul palco, o meglio nel presbiterio, trattandosi di un luogo di culto, per dire quanto la sua Amministrazione ci tenga alle iniziative culturali. Il tutto impreziosito,  quest’anno, anche dalla presenza della sorridente e simpatica Signora Maria Jesus Garcia Miguel, Console Onorario di Spagna. Questo perchè è previsto, durante l’anno in corso, un interessante e fecondo scambio culturale fra Piemonte e Spagna: quest’anno Novi proporrà, il 3 luglio, nel chiostro della Biblioteca, un concerto del Coro Manin di Lastres, mentre a Settembre ci sarà uno scambio culturale con una visita dell’Associazione di Novi in Spagna. Mica male, no? Ed è veramente bello vedere come l’Arte, la Musica, la Cultura in genere, possano portare serenità, gioia, unione d’anima e di pensieri.

Ma ora lasciate che vi parli di Francesca Antonucci, musicista e pianista, giovane ma a mio avviso assai matura musicalmente, da me brevemente intervistata prima del concerto, e molto ammirata durante il concerto. Le ho chiesto del suo interesse per Muzio Clementi, che sulla carta romantico non è (anche se, in questa sonata un po’ lo è..),  e lei mi ha detto che le interessava soprattutto come una propria riscoperta di un repertorio non troppo conosciuto. Poi abbiamo parlato di quelle splendide proposte musicali che ha avuto il coraggio di fare, a come questa cosa la suonasse Michelangeli piuttosto che Pollini, Cortot piuttosto che Ashkenazy… lo so, mi sono lasciato andare: quando posso parlare di musica con una interlocutrice preparata e dalle qualità musicali così evidenti, tendo a diventare professorale, a percorrere i più svariati sentieri della storia dell’interpretazione: sarà che sono anziano e sarà che frequento la Grande Musica da quasi 50 anni…Francesca mi perdonerà, spero. Ma poi mi ha detto, infine, che con l’approssimarsi di un concerto, smette di ascoltare gli altri e si concentra sulla musica…cosa che farò anch’io, e con molto piacere…sulla sua proposta musicale.

E iniziamo dal brano di Muzio Clementi. Anzi, iniziamo da come suona l’ambiente stesso in cui è stato interpretato. Che dona a tutti i brani un  suono dal colore molto scuro, dovuto alla forte fono assorbenza delle statue lignee, di tende e arredi. Assolutamente romantico, quindi. E allora, se si considera che  l’Op. 7, n. 3 di Clementi è in in sol minore, e che nell’intero corpus di sonate per pianoforte di Clementi, il numero di composizioni in tonalità minore è esiguo, otto contro settantuno, possiamo dire che è proprio in queste opere che il compositore sperimenta liberamente soluzioni timbriche e formali di grande interesse. E allora possiamo dire che questa è una sonata paleoromantica, o protoromantica? Secondo me si. Se poi consideriamo l’interpretazione, che punta su tempi non frenetici, come quel primo movimento reso con una grande tenerezza, che donano fiato e larghezza alla proposta, ecco che siamo vicini ad un’idea di preromanticismo clementiano, che mi intriga parecchio. E poi eccoci ai due giganti del primo romanticismo: Schumann e Chopin. Già considerano che si tratta di capolavori assoluti ed irripetibili di tutta la letteratura per pianoforte, non possiamo non fare complimenti ammirati e sinceri per il coraggio della scelta, dove il confronto con i grandi pianisti del passato non può che essere spontaneo. Ma non c’è stato problema, con Francesca, perchè lei ha, in primo luogo, saputo magnificamente differenziare le voci, così romantiche entrambe, ma anche così fra loro diverse, dei due geni romantici. E allora uno Schumann giustamente molto mosso, per nulla cronometrico, ma anzi, dalla grande efficacia melodica a prescindere, e molto coinvolgente.

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E poi Chopin, il più grande fra i grandi poeti romantici del pianoforte. Mi è piaciuto molto come Francesca ci ha proposto Preludi 1-12 dell’Op. 28…come un gioco di musica, dove l’alternanza sapiente di brani leggeri e veloci, proposti in partitura, vengono esaltati uno accanto all’altro, con la giusta differenziazione, come in una splendido gioco di perle di vetro, cangianti e affascinanti come è solo giusto che siano. Per poi concludere con la stupenda Ballata n. 3 Op. 47 di Chopin, gran finale di un concerto riuscitissimo. Da dire che la Ballata, op. 47 smussa i contrasti, presentando due temi affini e derivanti l’uno dall’altro, che vengono elaborati con grande libertà e fantasia. Dunque l’ambientazione espressiva del brano è piuttosto omogenea, evitando i toni drammatici e mantenendosi piuttosto su tinte intimistiche, che procedono verso una luminosa lievitazione interna. E tutto ciò Francesca lo ha proposto con una limpidezza timbrica encomiabile, unita ad un vero è proprio abbandono (mai però eccessivo) a quella straordinaria tenerezza melodica che Chopin propone in modo sublime. Stupendo.

Aggiungo in conclusione che all’interno del tutto hanno proposto interventi di danza le ragazze del Centro Danza di Roberta Borello. Giulia Ferrando ha danzato sulla Ballata, mentre Miriam Preka, Kristina Hristova e Vittoria Suppa su Schumann. Giovanissime e graziose farfalle piene di grazia e vitalità, che hanno dato un tocco di allegra gioiosità ad un concerto, comunque di suo davvero notevole, con una pianista giovane ma davvero già decisamente matura, ben consapevole delle sue qualità.

 

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